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La replica della Asl alle polemiche sul 118
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il consiglio comunale richiesto dalla minoranza si terrà domani 20 giugno 2007.
l’ordine del girno:
1. Crisi occupazionale che si sta verificando a seguito della chiusura della ? CONFEZIONI MESSER?. I sottoscritti Consiglieri chiedono quali sono le misure che l?amministrazione sta adottando per evitare il licenziamento delle 24 lavoratrici tessili.
2. Ritiro del finanziamento, messo precedentemente in bilancio, per contribuire al potenziamento del DISTRETTO SANITARIO di BASE. Chiarimenti in merito.

ancora notizie(dal blog del giornalista francesco bottone ) di amministratori che amano la censura.
Premessa
Il Partito Democratico deve essere un grande partito del lavoro e rappresentare politicamente il valore del lavoro in quanto massima espressione della personalità, della creatività, dell?ingegno umano oltre che della dignità della persona.
Il sistema di valori e i programmi che caratterizzeranno il nuovo Partito Democratico devono fondarsi su una partecipazione attiva, ampia, convinta e passionale. La fase costituente deve essere l?occasione per una aperta e fertile discussione di massa, tesa a rinnovare i rapporti con la società e le persone, con il sindacato, le associazioni di impresa e quelle di volontariato. Il processo di creazione del nuovo soggetto politico deve diventare una grande occasione per progettare e realizzare una nuova rappresentanza politica del lavoro, di un nuovo blocco sociale responsabile e solidale, centrato sul lavoro, sia esso economicamente dipendente, autonomo, professionale e autoimprenditoriale.
Mettiamo e metteremo sempre al centro della nostra azione le persone. Per questo pensiamo che il lavoro sia cardine della nostra vita attiva e delle nostre scelte di autonomia, di realizzazione e di liberazione dal bisogno e sia valore fondante del partito democratico. Pensiamo ai lavori al plurale, a quello nella produzione e nei servizi, al lavoro di cura e a quello volontario, spesso svolti assieme. Ci preoccupiamo del lavoro che ci assorbe completamente, di quello che manca e si cerca invano, di quello che si perde senza speranza, diventando troppo spesso dramma umano e familiare.
Non accettiamo che le donne siano escluse dai livelli dirigenziali e che perdano lavoro e professionalità se scelgono di avere figli. Non accettiamo che la maternità, la cura delle malattie, lo svolgimento di periodi di studio e riqualificazione siano visti come incidenti deprecabili e non benefici per la società intera e per le imprese, oltre che per le singole persone e le famiglie. Nessuno deve essere o sentirsi abbandonato, lasciato indietro. Non accettiamo che cresca il disagio, che si perda la fiducia, che ci si accontenti, che le persone, soprattutto le donne e i giovani, si ritirino verso strategie di sopravvivenza individuali. Sarebbe un tradimento delle politiche sociali, ma anche delle politiche di sviluppo economico sostenibile e duraturo, che vanno basate su talenti, qualità e competenze. I miglioramenti in campo sociale e ambientale sono parte essenziale del sistema produttivo, finanziario ed economico. Non meno Stato, ma più servizi, efficienti e accessibili, di qualità e integrati sul territorio, più protezione e promozione sociale diffusa, più contrattazione collettiva, più politiche a sostegno della redistribuzione dei ruoli.
Vogliamo invertire la tendenza: tagliare le convenienze al lavoro nero e sommerso, mali tra i più profondi del Paese; ridurre le crescenti disuguaglianze, con strumenti di promozione e con la repressione delle discriminazioni; garantire sicurezza alle persone che lavorano, strada maestra per contrastare la precarietà; radicare un sistema formativo di qualità, per tutto l?arco della vita; intervenire sui tempi, ora che l?orario di lavoro si prolunga invece di diminuire e che l?orario ridotto è delle donne, su cui ricade il peso di una conciliazione sempre più difficile tra lavoro di cura e lavoro per il mercato.
Sono queste le basi per un nuovo patto sociale di cittadinanza, tra i generi, le generazioni e le genti, scritto sui diritti e sulle responsabilità, individuali e collettive, che dia risposte alla incertezza di vivere nel cambiamento. Le persone che lavorano chiedono dignità e sicurezza.
Non basta un frammento di occupazione qualsiasi. Può capitare, ma non accettiamo che divenga la forma di lavoro nel tempo. Vogliamo ricomporre la frammentazione dei lavori, che ha portato alla assurda moltiplicazione delle tipologie contrattuali, e ricondurli a quelle più diffuse nei Paesi europei. Vogliamo che ciascun lavoro abbia regole e tutele, secondo un modello di estensione e modulazione che tenga conto delle esigenze, affidando ruolo decisivo alle parti sociali. Democrazia nei luoghi di lavoro, nuove e corrette relazioni sindacali, partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori, libertà e diritti sindacali non possono essere considerate parole vuote.
La legislazione del lavoro è diversa nell?Unione europea e, nostro obiettivo, è la sua armonizzazione per un modello sociale europeo inclusivo e solidale, condizione per promuovere i miglioramenti nelle diverse aree del mondo, con l?introduzione di soglie minime di diritti fondamentali e senza alcun livellamento verso il basso. Il linguaggio europeo della piena e buona occupazione non appartiene al libro dei sogni. Sono molti i Paesi europei che hanno saputo saldare coesione e sviluppo, tutele e produttività, mobilità sociale. Non pensiamo che esistano ricette miracolose da importare, ma che occorra progettare con serietà e autorevolezza, riposizionandoci al cuore del modello sociale europeo.
I lavori sono cambiati. Occorre interpretar e trovare soluzioni. Le differenti condizioni di partenza e le diverse aspirazioni e bisogni impongono innovazione e concretezza, singole risposte dentro a un quadro complessivo e coordinato di riforme attente ed equilibrate, sulla base della concertazione e del dialogo sociale e nel rispetto del riparto di competenze tra Stato e autonomie locali. Le buone scelte non sono però possibili senza la partecipazione e la fiducia delle persone, protagonisti riconciliati alla vita associativa e collettiva.
Noi pensiamo che occorra fornire risposte all?incertezza del vivere nel cambiamento, derivante anche dai mutamenti su scala mondiale dei sistemi produttivi e finanziari, e costruire ponti, partendo dalle conquiste sociali e del lavoro del secolo scorso, non ancora completate, e si debbano rimettere al centro e prendere sul serio i principi costituzionali: il lavoro come diritto e come dovere, il lavoro da tutelare in tutte le sue forme e applicazioni.
Ciascuna e ciascuno di noi ha diritto di progettare la sua vita, di essere artefice del proprio futuro e della propria realizzazione, senza subire condizionamenti dalla precarietà della condizione lavorativa e dalla povertà. E? giustizia sociale. E? garantire un futuro al nostro Paese.
Questi sono gli obiettivi che noi democratici intendiamo mettere al centro della nostra azione politica. Come? E? una sfida che richiede risorse finanziarie e tanta innovazione, non solo normativa, ma anche culturale e organizzativa. La vinceremo assieme, tenendo la barra salda.
1. Centralità e valori del lavoro nelle politiche riformiste
? I riformisti ribadiscono il valore centrale del lavoro nell?economia e nella società secondo le indicazioni costituzionali, e quindi riaffermano la piena e buona occupazione come obiettivo prioritario dell?azione riformatrice. Questo obiettivo deve caratterizzare le politiche del Partito democratico, la cui sollecita costituzione i riformisti ritengono necessaria per il futuro del paese. Per perseguire tale obiettivo non bastano politiche isolate; occorre riconsiderare in un disegno unitario l?intero quadro delle politiche economiche e sociali del paese alla luce delle radicali trasformazioni intervenute nel lavoro e nella società rispetto al secolo scorso. Non bastano piccoli aggiustamenti dell?esistente e neppure delle riforme passate. Tanto meno possiamo permetterci nostalgie passatiste: serve un cambio di paradigma economico e sociale, con riforme radicali nelle regole e nelle politiche del lavoro come nel sistema produttivo e nel welfare. I valori comuni delle tradizioni riformiste socialdemocratiche, cattolico-democratica e liberale – solidarietà, diritti e tutele, sicurezza e la stessa dignità del lavoro – vanno reinterpretati per contrastare le spinte alla frammentazione dei lavori, per dare risposta all?incertezze e alle disuguaglianze sociali indotte dalla concorrenza globale, per ridare senso allo sviluppo e al lavoro.
? Per questo motivo i riformisti sottolineano l?importanza prioritaria della crescita; non di una crescita qualsiasi, ma di uno sviluppo sostenibile e di qualità; perché solo questo permette di ottenere benessere diffuso e un lavoro di qualità per tutti; il lavoro precario di oggi è anche prodotto di una economia di bassa qualità, di una crescita frenata e di imprese fragili.
? La sfida della concorrenza globale, non si può affrontare con successo puntando sulla riduzione dei costi, in particolare di quelli del lavoro, ma solo con una politica economica che faccia leva sulla ricerca, sulla diffusione della conoscenza, sulle risorse dei nostri territori e sulla coesione sociale.
? Un impegno per la competitività e lo sviluppo è necessario per costruire su basi solide una politica di sostegno all?occupazione capace di alzare il tasso di occupazione e di contrastare la carenza di lavoro di qualità che è una delle debolezze principali del nostro modello economico e una ingiustizia inaccettabile del nostro sistema sociale.
? Noi riteniamo che lo sviluppo economico vada conciliato con la eguaglianza in senso sostanziale e con la sicurezza delle persone così da essere funzionale allo sviluppo umano: questo è il senso profondo del modello sociale europeo, cui tutti i riformisti del continente si devono ispirare.
2. La concertazione come metodo di governo e il sostegno alla contrattazione collettiva
? Le sfide del cambiamento sociale ed economico si vincono solo mobilitando su obiettivi comuni di riforma tutte le energie del paese: delle cittadine e dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle parti sociali e delle istituzioni. Questa convinzione, motiva la centralità della concertazione come modalità politica per la trattazione di tutte le questioni sociali e del lavoro. Riteniamo necessario che, come indicato nel protocollo sociale europeo di Maastricht, i governi competenti ai vari livelli debbano far precedere alle loro decisioni in materia sociale una fase di concertazione di lunghezza adeguata, con tutte le parti sociali interessate e debbono tener conto delle intese fra queste intercorse nell?attuazione delle stesse decisioni.
? Gli obiettivi sono più ambiziosi di quelli del passato; non riguardano solo la politica dei redditi, propria del patto del 1993, ma anzitutto il rilancio della competitività del paese e quindi della crescita. A tal fine è urgente che le parti si impegnino a concludere nei prossimi mesi un patto per la competitività e per lo sviluppo, in raccordo con la concertazione necessaria per le azioni di riforma del Governo sui temi del mercato del lavoro, della previdenza e del welfare. In coerenza con il metodo di concertazione riteniamo importante che si valorizzi la contrattazione collettiva come strumento prioritario di regolazione sia dei rapporti di impiego sia del mercato del lavoro. A tal fine auspichiamo che le parti rivedano la struttura contrattuale definita dal patto del 1993 per rendere la contrattazione più adatta a contribuire al miglioramento dell?occupazione, alla modernizzazione del sistema produttivo e a garantire più elevati livelli retributivi ai lavoratori.
In quest’ambito, è utile e necessario rilanciare un’azione contrattuale capace di riconoscere e valorizzare meriti e competenze professionali collettivi e/o individuali con l’obiettivo di ridare dignità al valore professionale del lavoro e di riconquistare “autorevolezza contrattuale” nel definire percorsi di carriera e valorizzazione dei saperi.
? Un ruolo decisivo spetta alla contrattazione nel regolare le condizioni di flessibilità affinché questa sia non solo sostenibile ma anche utile ad entrambe le parti. Bisogna distinguere tra flessibilità e precarietà. La flessibilità negoziata è la strada per combattere la precarietà e per migliorare il mercato del lavoro. Occorre in particolare valorizzare gli aspetti funzionali e interni della flessibilità: quelli degli orari, della mobilità e dell?arricchimento professionale, che sono ritenuti prioritari nelle migliori esperienze europee, coniugando la flessibilità nell?interesse dell?impresa con quella che interessa i lavoratori. Vogliamo intervenire sul tema dei tempi e dei lavori, riconoscendo centralità al riequilibrio delle responsabilità familiari.
? Una regolazione specifica dovrà essere negoziata per il contratto a termine: 1) per definirne l?uso in conformità all?idea che la forma normale è il rapporto a tempo indeterminato; 2) per affermare che il contratto a termine deve rispondere a esigenze temporanee dell?impresa; 3) contrastare gli abusi, specie nella reiterazione dei contratti oltre un certo limite temporale.
3. Nuove regole e tutele per i rapporti di lavoro.
? La buona qualità dell?occupazione richiede che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori siano adeguatamente tutelati nelle varie fasi e condizioni di lavoro. Per questo un obiettivo fondamentale, stabilito nel programma del centrosinistra, è di sostenere il lavoro a tempo indeterminato come forma normale di occupazione. A tal fine la legge Finanziaria del 2007 ha riconosciuto la riduzione di 3 punti del costo del lavoro ai datori di lavoro solo per i lavoratori a tempo indeterminato: così dando un incentivo consistente (senza precedenti) alla stabilizzazione dei rapporti.
? Una seconda misura nella stessa direzione è di superare le attuali differenze di costi contributivi fra lavoro subordinato e collaborazioni o lavoro parasubordinato che hanno favorito uno sviluppo di tali forme, del tutto anomalo anche rispetto agli altri paesi, e spesso usate a copertura dei rapporti dipendenti. I tentativi di ricondurre a normalità il fenomeno delle collaborazioni operando sulla definizione della fattispecie, come è stato fatto dalla legge 30/2003 con la configurazione di un contratto a progetto (in luogo dei co.co.co), si sono rilevati inadeguati. D?altra parte non è realistica la soluzione che propone di superare il problema allargando la definizione di lavoro subordinato per ricomprendervi anche le nuove figure di lavoro semi autonomo o economicamente dipendente.
? La strada riformista, seguita in Europa, è di ampliare le tutele e insieme di adattarle alle caratteristiche dei nuovi tipi di lavoro compresi quelli che si collocano in un area grigia fra lavoro dipendente e autonomo. Proponiamo un sistema di tutele che integri quelle contenute nello statuto dei lavoratori del 1970, secondo le linee delineate già dall?Ulivo con il ddl denominato Carta dei Diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che estende alcuni diritti sociali fondamentali al lavoro economicamente dipendente, individuato sulla base di una serie di indici (primo fra tutti la monocommittenza). In questa direzione si è già mossa l?azione di governo che ha esteso ai contratti a progetto e di collaborazione alcune tutele fondamentali, normative ed economiche, nei casi di malattia, maternità e infortunio. L?ambito di queste tutele andrà integrato previo confronto con le parti sia sul piano dei rapporti di lavoro (ad esempio in tema di giusto compenso, di preavviso ecc) sia sul piano degli effetti previdenziali, per garantire anche ai lavoratori intermittenti un adeguato percorso pensionistico (con contributi figurativi o equivalenti). Una serie di trattamenti minimi dovranno essere comuni a tutti i lavoratori. E? da valutare la possibilità di estendere la garanzia di standard minimi anche ai compensi, ampiamente sperimentati in altri paesi.
? Centrale rimane la promozione dei servizi, diffusi, accessibili, di qualità, strada maestra per consentire alle persone di scegliere senza ricatti e condizionamenti e di attuare nella realtà il principio della parità di opportunità. Occorrono politiche che favoriscano il riequilibrio delle responsabilità familiari e interventi sugli strumenti che consentono la flessibilità e la riduzione dell?orario di lavoro tenendo conto delle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori (part- time, congedi familiari adeguatamente retribuiti, incentivi per il rientro al lavoro professionale dopo periodi dedicati al lavoro di cura, compensazione del tempo di cura anche ai fini pensionistici).
? Importante è proiettarsi verso un patto tra generi, generazioni e genti, che consenta di sostenere l?autonomia dei giovani e la loro entrata nella vita attiva (prestiti d?onore, crediti per l?avvio di attività imprenditoriali e professionali), di incrociare attività di tutoring di coloro che si avvicinano al pensionamento verso i giovani che entrano nel mercato dei lavori anche mediante forme di part-time. Una efficace azione per la vecchiaia attiva è necessaria per contrastare gli effetti negativi dello squilibrio nella popolazione attiva e per rendere praticabile la flessibilità e l?innalzamento dell?età pensionabile, in corrispondenza con l?allungamento delle aspettative di vita.
? Il tema della previdenza va collocato in questa prospettiva ampia di rilancio dello sviluppo e dell?occupazione. L?obiettivo prioritario anche ai fini previdenziali è di offrire più opportunità ai lavoratori di continuare un lavoro accettabile contrastando la tendenza a espellere prematuramente i lavoratori over 50. I migliori incentivi all?elevazione dell?età di pensione sono le opportunità di buona occupazione. Come è scritto nel programma dell?Unione, non si tratta di fare una nuova riforma, ma di continuare ed aggiornare le norme della legge Dini del 1995. Rifiutiamo la logica dello ?scalone? perché discrimina ingiustamente fra gruppi di lavoratori. Vogliamo promuovere l?adeguamento dell?età pensionabile in modo graduale e senza le ingiuste penalizzazioni della legge Maroni. Motivi di equità presuppongono inoltre che si prevedano trattamenti differenziati per i lavoratori usuranti (e precari); e per altro verso che si intervenga a rivalutare le pensioni in essere, a cominciare da quelle basse. Una questione particolarmente delicata riguarda la revisione dei coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione contributiva, prevista dalla legge Dini per mantenere in equilibrio il sistema. Le modalità della revisione vanno verificate, come del resto l?intera materia, in sede di concertazione con le parti sociali, e vanno valutate le implicazioni nel lungo periodo per evitare che esse pregiudichino un livello adeguato delle future pensioni. Va considerato, in particolare, l?impatto del lavoro discontinuo e a bassa contribuzione sul risultato pensionistico dei giovani che avranno la pensione calcolata totalmente con il sistema contributivo. Occorre, a tal fine, prevedere meccanismi di tipo redistributivo all?interno del sistema pensionistico.
4. La sicurezza sul lavoro
La salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che certifica il grado di avanzamento civile, sociale, economico e morale di un Paese. La battaglia sulla sicurezza è quindi una battaglia di civiltà perché è inaccettabile che si muoia di lavoro.
Le priorità di un?efficace strategia di lotta agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali sono:
- una grande campagna di diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro, attraverso il potenziamento dell?informazione e della formazione, l?inserimento della salute e sicurezza nei programmi scolastici ed universitari, la diffusione di buone pratiche e un?adeguata attenzione da parte degli organi d?informazione di massa a partire dalla creazione di un canale digitale sul lavoro;
- la lotta al lavoro sommerso e irregolare, con particolare riferimento ad alcuni contesti territoriali e sociali, e al lavoro precario, quali fattori determinanti degli infortuni sul lavoro;
- il riordino della legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, dell?equilibrio tra Stato e Regioni e dell?uniformità della tutela sull?intero territorio nazionale; operazione da compiere attraverso un ?testo unico? ? promosso congiuntamente dai Ministeri del lavoro e della salute ? che innovi, semplificandolo, il quadro normativo esistente;
- la valorizzazione degli apporti delle parti sociali e della bilateralità;
- la chiara ridefinizione dei compiti ispettivi e di prevenzione a partire da un migliore coordinamento tra le diverse istituzioni, finalizzato alla massima efficacia ed al potenziamento delle rispettive attività, realizzato anche attraverso accordi specificamente mirati alla particolarità del territorio;
- la previsione di misure premiali per le imprese virtuose;
- il potenziamento del ruolo e della tutela dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza;
- la riqualificazione dell?INAIL sviluppandone il profilo di ente preventore rafforzando la sua capacità propositiva e promozionale nei confronti delle imprese..
5. Le trasformazioni dell?impresa.
? Le politiche riformiste devono farsi carico anche delle metamorfosi dell?impresa, di cui outsourcing ed esternalizzazioni sono le manifestazioni più vistose. Queste tendenze non si possono contrastare ricreando la gabbia della fabbrica fordista né imponendo nuovi vincoli, che servirebbero solo a ingessare il mercato del lavoro e a frenare l?innovazione, ma riannodando il filo della responsabilità verso i lavoratori, in capo al datore beneficiario del lavoro, anche oltre la dipendenza diretta.
? In questa prospettiva si dovrà: 1) ridefinire, anche alla luce della recente normativa in materia, regimi di responsabilità e solidarietà fra committente e appaltatore/o subappaltatori per gli obblighi inerenti i rapporti utilizzati; 2) stabilire l?obbligo per l?appaltatore di applicare i contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi; 3) assicurare che nel trasferimento di ramo d?azienda quest?ultimo configuri effettivamente un?articolazione funzionalmente autonoma dell?impresa.
? In un economia di mercato le trasformazioni delle imprese sfuggono a una regolazione diretta ma possono essere condizionate da politiche economiche e del lavoro che ne orientino le convenienze; ad esempio: 1) rafforzando la qualità e la solidità delle strutture produttive specie delle PMI; 2) favorendo le trasformazioni di carattere innovativo a preferenza di quelle motivate da intenti speculativi o di mero taglio dei costi; 3) promuovendo una equilibrata distribuzione delle risorse sul territorio e fra settori produttivi; 4) sostenendo politiche attive del lavoro e della formazione che garantiscano il miglioramento continuo delle competenze e delle professionalità e che facilitino la transizione dei lavoratori, garantendo la continuità dei diritti nella discontinuità dei percorsi; 5) promuovendo comportamenti socialmente responsabili delle imprese e in particolare introducendo il piano sociale nell?ambito dei processi di ristrutturazioni aziendali;
? 6) valorizzando anche con il sostegno legislativo la partecipazione dei lavoratori secondo le direttive europee (ad esempio, il sistema duale) e in generale forme di democrazia economica.
? I nostri obiettivi di promuovere la crescita e la buona occupazione implicano anche misure per modernizzare la pubblica amministrazione e valorizzare il lavoro pubblico. Migliorare la qualità dei servizi pubblici è decisivo sia per sostenere la crescita dell?economia sia per rendere effettivamente fruibili a tutti i diritti sociali e di cittadinanza . A tal fine occorre riprendere e rafforzare le azioni di riforma avviate negli anni passati secondo le linee indicate nel memorandum fra Governo e confederazioni sindacali. In particolare è importante: rendere effettivo l?esercizio della responsabilità della dirigenza pubblica, e garantire l?autonomia rispetto al potere politico; potenziare la formazione del personale a tutti i livelli come leva determinante dell?innovazione e dell?efficienza delle amministrazioni; rendere effettivamente operanti meccanismi premianti che valorizzino il merito e la competenza del personale a tutti i livelli, gestiti da una dirigenza sempre più qualificata e responsabilizzata, adottare opportuni strumenti di trasparenza e metodologie che coinvolgano cittadini e utenti rispetto all?efficienza delle amministrazioni;superare le situazioni di precariato accumulatesi in questi ultimi anni e regolamentare i provvedimenti di esternalizzazione; dare impulso alla negoziazione e alla razionalizzazione delle sedi contrattuali per favorire la funzione di valorizzazione.
6. Tutele, servizi per l?impiego e formazione per la buona occupazione.
? La perdita di centralità dell?impresa fordista richiede un ripensamento degli ambiti e degli strumenti di tutela del lavoro: un allargamento della regolazione dal singolo rapporto a interventi sul mercato del lavoro e più in generale alle condizioni del lavoratore nella società. Ciò implica una innovazione equilibrata che mantenendo la difesa del posto di lavoro, come condizione di garanzia anche della dignità delle persone che lavorano (modello ?mediterraneo?), intervenga efficacemente nella tutela delle persone nelle variabili condizioni della vita e di lavoro (modello nordeuropeo). Si tratta di integrare le due fondamentali finalità del diritto del lavoro: una articolata regolazione dei rapporti (atipici e tipici) e interventi di politica attiva diretti al miglior funzionamento del mercato del lavoro e a sostenere il lavoro (anche) nella discontinuità dei tragitti lavorativi.
? Lo stesso concetto di tutela deve essere ripensato sostanziandosi non solo in protezioni normative statiche, ma in un insieme di servizi che ne arricchiscano il contenuto e ne permettano l?effettiva fruizione.
? Nel contesto italiano la priorità è di promuovere un maggior livello di efficienza e di accessibilità dei servizi pubblici superando le debolezze e le disuguaglianze di funzionalità fra i vari territori (perché i servizi sono più carenti proprio nelle aree del Mezzogiorno dove sono più urgenti). A tal fine è necessario un sostegno e un coordinamento nazionale delle iniziative territoriali al fine di rendere più efficaci le stesse politiche delle regioni e delle autonomie locali, in particolare per garantire standard minimi comuni su tutto il territorio nazionale, a cominciare dai criteri di accreditamento dei centri pubblici e privati.
? La formazione deve essere affermata quale diritto-dovere fondamentale nella società della conoscenza. Occorre potenziare l?istruzione di base e l?obbligo formativo fino ai 18 anni. Innovazioni radicali sono necessarie per le attività di formazione professionale ai vari stadi: dall?apprendistato alla formazione continua. Vogliamo che l?apprendistato sia: 1) il canale unico di accesso al lavoro dai 16 ai 18 anni; 2) che sia arricchito nei contenuti formativi e nelle competenze dei formatori, con un innalzamento della qualità dell?offerta di formazione regionale esterna all?azienda; 3) che siano definite più precisamente le rispettive responsabilità e competenze di stato, regioni e parti sociali, lo Stato dovendo stabilire gli standard minimi lasciando agli altri due attori la scelta dei profili formativi; 4) correlando gli incentivi economici alla formazione formale effettivamente svolta.
? La formazione continua e permanente devono essere potenziate e garantite a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori fino all?età anziana per arrivare ai livelli stabiliti dall?UE.
? Va sancito, anche nel rapporto di lavoro, il diritto individuale alla formazione che deve essere sostenuto con incentivi specifici agli interessati, lavoratori e imprese, per finalizzare meglio gli interventi e rompere le logiche autoreferenziali delle offerte formative.
? L?offerta del sistema va qualificata con interventi volti ad assicurare, secondo regole comuni su tutto il territorio nazionale, un sistema di certificazione delle competenze e norme più rigorose di accreditamento dei soggetti pubblici e privati che erogano la formazione;
? Va infine affrontata con decisione la questione del reperimento di risorse nazionali per il finanziamento dell?attività di formazione professionale, superando l?attuale situazione che vede il sistema di formazione professionale del nostro paese largamente dipendente dalle risorse comunitarie.
7. Una rete di sicurezza per lavoratori e imprese
? Una priorità dell?azione di governo è di istituire una rete di sicurezza e di tutele attive universali a disposizione di tutti i lavoratori. Questa riforma, da troppo tempo rinviata è necessaria per rendere sostenibile la flessibilità e per combattere l?insicurezza e i rischi di precarietà presenti nel mercato del lavoro. Nel contempo serve a facilitare i processi di riorganizzazione produttiva ricorrenti nell?attuale sistema, rendendo non traumatici i percorsi di mobilità dei lavoratori. Intendiamo riprendere le linee principali della riforma, contenute nelle proposte dell?Ulivo in continuità con le indicazioni della Commissioni Onofri del 1997 aggiornandole sulla base di un confronto con le parti sociali, riteniamo fondamentali i seguenti principi:
Definizione di una prestazione economica di ammontare unitario e universale (per tutti i lavoratori e per tutte le imprese) nei casi di disoccupazione e di sospensione dell?attività, prevedendone una durata definita, con una modulazione decrescente nel tempo, da riconoscere, con adeguate forme, anche ai lavoratori discontinui;
Sostegno a forme integrative di sostegno del reddito concordate fra le parti sociali, anche per il tramite degli enti bilaterali, secondo le migliori esperienze già in atto, agevolate sul piano contributivo/fiscale;
Sostegno alla continuità dei percorsi pensionistici dei lavoratori discontinui (con contributi figurativi e simili) e alla totalizzazione dei contributi maturati in diverse posizioni di lavoro;
Valorizzazione della rete di sicurezza non solo come strumento di protezione ma come stimolo all?inserimento e al reinserimento al lavoro. A tal fine le prestazioni economiche previste per i casi di disoccupazione/sospensione vanno effettivamente condizionate alla disponibilità effettiva dei lavoratori interessati ad accettare offerte di formazione e di occupazione proposte dai servizi all?impiego. Condizioni precise al riguardo vanno fissate in un patto di servizio fra lavoratori beneficiari del servizio e addetti dei servizi all?impiego con responsabilità reciproche definite. A tal fine vanno attrezzati efficacemente i servizi per l?impiego per valorizzare l?integrazione tra politiche attive e politiche passive. Le indennità dovranno essere erogate solo in seguito a periodiche conferme e accertamenti dell?effettivo adempimento degli obblighi contenuti nel patto di servizio;
L?estensione della rete di sicurezza, deve realizzare non solo un sistema di tutele per i lavoratori, ma uno strumento di stabilizzazione delle imprese, in particolare alle PMI: in assenza di ammortizzatori le crisi di mercato e le ristrutturazioni colpiscono insieme aziende e dipendenti.
Una stabilizzazione del mercato del lavoro richiede che alla rete di sicurezza per i dipendenti si aggiungano misure di sostegno del lavoro autonomo e delle varie forme di auto imprenditorialità, finora poco considerate sia dalle politiche del lavoro che sia dalle politiche industriali: misure di formazione e di qualificazione professionale, interventi di credito agevolato, di aiuto alla capitalizzazione e alla aggregazione per favorire l?accesso ai servizi (tecnologie, export ecc), fino a vere e proprie assicurazioni per fronteggiare momenti di difficoltà economiche.
8. Politiche specifiche che tengano conto delle differenze
? L?obiettivo della piena e buona occupazione richiede, oltre a misure generali di regolazione anche una serie di politiche attive e di incentivazione, correlate alle condizioni specifiche dei singoli beneficiari e alle situazioni del mercato del lavoro. Tutte le esperienze confermano la necessità di operare queste differenziazioni per ottenere risultati concreti e non sprecare risorse. L?insieme di queste politiche dovrà attuarsi con interventi condivisi dalle istituzioni nazionali e dalle autonomie regionali nell?ambito delle rispettive competenze.
? Sul piano degli incentivi vanno eliminati gli incentivi inutili e và superata la frammentazione degli interventi esistenti che comporta sovrapposizioni e sprechi di risorse, operandone una drastica semplificazione e puntando ad una loro configurazione unitaria, come si è attuato con la riduzione del cuneo fiscale. Sostegni specifici vanno previsti nelle aree deboli, in particolare del mezzogiorno, in forma automatica secondo il modello del credito d?imposta da coordinarsi con politiche di rilancio dello sviluppo in quelle regioni.
? Politiche e incentivi specifici vanno finalizzati ad aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi sottorappresentati nel mercato del lavoro, che sono i giovani, le donne e gli anziani, e in genere le persone che vivono nel mezzogiorno. Alzare il tasso di occupazione di questi gruppi è non solo giusto in sé, ma essenziale per rendere sostenibili gli oneri del welfare: delle pensioni, della sanità, dell?assistenza.
9. Lotta al lavoro sommerso
? Uno sforzo eccezionale e politiche specifiche sono infine richiesti per contrastare la piaga del lavoro nero che appesantisce il nostro mercato del lavoro e costituisce la peggior forma di negazione dei diritti dei lavoratori. A tale obiettivo và indirizzato un complesso di strumenti convergenti, in parte gia avviati, sia di incentivo sia di controllo e sanzionatori:
sostegni finanziari e di servizio alle imprese che intraprendono percorsi di emersione;
accertamenti sistematici sulle dimensioni occupazionali e sui ricavi delle aziende con tecniche presuntive e con indici di conformità quali utilizzati dagli studi di settore;
verifiche specifiche sul rispetto degli standard lavorativi nel sistema di appalti e subappalti e sulla regolarità delle imprese corporative;
sanzioni rafforzate per le situazioni irregolari;
azioni di contesto per ripristinare la legalità ambientale, che è determinante per la regolarità del lavoro;
semplificazione delle procedure burocratiche per le attività di impresa, con aiuti personalizzati, in particolare alle piccole imprese in via di regolarizzazione.
10. Progressività delle misure in un disegno unitario
? Le politiche presentate in questo manifesto richiedono di essere attuate progressivamente nel tempo, come tutte le vere azioni riformatrici; ma rispondono ad un obiettivo unitario consistente nella promozione della piena e buona occupazione come strumento fondamentale di sviluppo economico e umano. Esse sono coerenti con la strategia comunitaria che vuol mettere l?Europa in grado di competere a livelli di eccellenza nel contesto globale, offrendo a tutti i suoi cittadini le opportunità della società della conoscenza e occasioni di benessere stabili e distribuite equamente.
? La definizione e l?attuazione delle tappe di questo percorso riformatore sono possibili solo con l?impegno congiunto delle istituzioni pubbliche, nazionali e territoriali, delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile in una logica di concertazione costruttiva e continua. In tal modo le politiche del lavoro non solo contribuiscono al benessere economico e personale , ma diventano strumento di coesione sociale, coesione che costituisce, essa stessa, un bene prezioso per il progresso e l?equilibrio del paese.
? Le nostre proposte, che si ispirano alle migliori pratiche europee, sono rivolte a tutti i lavoratori, tipici e atipici, subordinati e autonomi. Vanno coordinate con le politiche economiche di sviluppo e riguardano tutti gli aspetti delle politiche del lavoro e di welfare:
la valorizzazione della contrattazione collettiva come fonte primaria di regolazione del lavoro e della flessibilità;
Un sistema modulato di tutele e diritti per i lavoratori nelle diverse fasi della vita e di lavoro, nel rapporto e nel mercato del lavoro,
Una formazione di base per tutti i giovani integrata da una formazione professionale che accompagni cittadini e lavoratori nel corso della vita, per arricchire le conoscenze e sostenere l?occupabilità;
Un sistema di servizi di accompagnamento al lavoro e di incentivi orientati all?occupazione dei vari soggetti e allo sviluppo delle diverse aree del paese;
Un sistema di tutele del reddito che accompagni le lavoratrici e i lavoratori, specie i più esposti a rischi di precarietà, nelle transizioni proprie dell?attuale mercato del lavoro e che si colleghi ai servizi dell?impiego e alla formazione continua con l?obiettivo di attivare tutte le possibilità di impiego e reimpiego;
Un sistema pensionistico che garantisca tutele economiche eque e sostenibili per tutti i lavoratori, e che sia funzionale a un insieme più ampio di politiche per la vecchiaia attiva;
Una giustizia del lavoro meno costosa, più efficiente e veloce;
Un sistema di relazioni collettive di lavoro che promuova la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori nell?impresa e nell?economia.
Una moderna visione del lavoro riconosce pari dignità al lavoro autonomo, alle professioni, a creare impresa, sostenendo con politiche, risorse, strumenti chi sceglie di intraprendere , investire su di sé, rischiare in proprio, valorizzare la propria autonomia professionale.
E il mondo delle imprese ?le grandi e medie, come il ricchissimo tessuto di piccole aziende- devono essere protagonisti decisivi nel processo di modernizzazione e di crescita dell?Italia.
Così come un partito del lavoro ha tra i suoi compiti la valorizzazione delle forme di impresa sociale, cooperativa e no profit.